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  Il numero di questo mese
Coralli Nr.11 (Luglio - Agosto 2002)


Sommario

EDITORIALE

LA POSTA DEI LETTORI

MAGAZIN

A COLLOQUIO CON...
Dr.ssa Katarina Fabricius

RARITÀ

REPORTAGE FOTOGRAFICO
Tridacne

PRATICA
Conoscenze sulle specie più note di Tridacne
Daniel Knop

REPORTAGE
Protezione del biotopo e non protezione della specie
Giganti minacciati
Daniel Knop

PANORAMICA
Le conchiglie giganti Tridacnidae

IL POSTER
Pseudochromis fridmani
Prof. Dr. Ellen Thaler/D. Knop

VIAGGIO
Una avventura nel Mar Baltico
Ambienti vitali tra Fehmar e Rugen
Falk Wieland

REPORTAGE
Forme boccali e stile di vita
Werner Fiedler

AMERICAN REEFKEEPING PERSPECTIVES
Prof. T. Siegel

PRATICA
Allestimento di un acquario Jaubert
Julian Sprung

REPORTAGE
Inganno e mimetismo
Dr. Lutz Gohr

AMBIENTE E NATURA
La macchina del tempo
Sandro Mansutti

ACQUARIO DI GENOVA
Posidonia oceanica
Un prato fiorito sul fondo del mare
Dr.ssa Laura Castellano

OGNI INIZIO E’ “FACILE”
Le pagine per l’acquariofilo marino principiante

CONSIGLI E TRUCCHI



Editoriale

Si sente talvolta il termine di "conchiglie killer" mentre altre definizioni le descrivono come "conchiglie assassine". Tuttavia chi identifica in tal modo questi molluschi è ben lontano dalla verità, perché niente si avvicina così poco allo stile di vita di questi filtratori come talune denominazioni popolari. Quanto sia difficile "riabilitare" questi pacifici molluschi mi divenne più chiaro dopo una recente trasmissione su di una rete tedesca (RTL), che presentava ai propri telespettatori le conchiglie giganti con il termine "conchiglie assassine" come animali particolarmente pericolosi, in un contesto sensazionale tra programmi su squali e Piranha. Il commentatore definiva i molluschi dalla vita simbionte come "voraci animali con guscio" (originale RTL!), che "nella barriera tendono agguati ai subacquei". Le seguenti discussioni con i responsabili dell'emittente non condussero ad alcun risultato, nonostante le dettagliate spiegazioni sullo stile di vita delle conchiglie giganti; la trasmissione venne messa in onda più volte senza alcun cambiamento. Tutto questo alla faccia della cultura di questa rete televisiva privata. Anche dopo una approfondita ricerca bibliografica venne evidenziato solamente un incidente che si suppone verificatosi durante gli anni 30. Un pescatore filippino mise inavvertitamente, così viene riportato, una gamba nell'apertura di ingresso di una grossa T. gigas, annegando. Quando successivamente si portò a terra la conchiglia per liberare il pescatore deceduto, venne scoperta la perla più grande mai trovata da un uomo in tutto il mondo. Secondo i resoconti doveva essere di forma squadrata e grande quasi come un pane tostato e del peso di sette chilogrammi. Nonostante avessi trovato questa storia in due diverse pubblicazioni, non sono certo che questo incidente si sia realmente verificato. Comunque se fosse accaduto veramente, la perla non avrebbe forse rappresentato altro che un tentativo da parte del mollusco, di scusarsi per il non voluto incidente. Da queste conchiglie giganti ci si può attendere un pericolo unicamente se non si scorge l'animale e si allunga la mano inavvertitamente tra le sue due metà del guscio, perché per via della livrea del mantello questo risulta perfettamente mimetizzato. Questo rischio lo si corre nel reef ed anche in acquario con molti animali, perché mimetismo ed inganno sono dei collaudati metodi nella lotta per la propria sopravvivenza. Uno dei campioni in assoluto di questa disciplina è sicuramente il polpo-mimetico scientificamente ancora non descritto, che in modo mirato può assumere la forma corporea di una sogliola, di un pesce scorpione e addirittura è in grado di assomigliare ad un velenosissimo serpente di mare per confondere i nemici. Ma come dimostrano gli articoli del Dr. Andreas Spreinat e del Dr. Lutz Gohr, anche molti altri animali sfruttano la buona fede dei loro coinquilini, per confondere i nemici come "imbroglioni" o "nascondendosi" per reperire delle prede. L'ingegno semplifica la vita. Questo vale anche per gli acquariofili, perché da quando la costruzione degli acquari marini viene condotta con grande varietà di idee, questo hobby ha vissuto enormi progressi. Un esempio può essere rappresentato dall'Acquario-Jaubert, al quale si rifà Julian Sprung nel suo articolo. Tuttavia anche in questo caso l'acquariofilo dovrebbe prendere alla lettera il concetto "varietà di idee", e tentare di ricercare nuove vie. Non ci si deve necessariamente decidere tra il "Sistema Berlinese", quello a "fanghiglia" oppure quello "Jaubert". Come giudicate una combinazione ad esempio tra il "Sistema-Berlinese" ed un "fondo-Jaubert" supplementare? Siamo particolarmente felici che il Prof. Jean Jaubert, dietro nostra richiesta, abbia personalmente messo mano alla macchina fotografica, per scattare, presso il Museo Oceanografico di Monaco, alcune foto per l'articolo di questo numero di CORALLI e per altri dei biotopi tropicali marini negli acquari. Comunque anche se ci dedichiamo con la rivista in gran parte agli ambienti tropicali, non bisognerebbe dimenticare che anche nel nord dell'Europa esistono degli interessanti biotopi marini, e costituirebbe una imperdonabile dimenticanza nei riguardi dei nostri lettori non dare almeno una volta un'occhiata subacquea a questi ambienti. Per l'acquariofilo è sicuramente interessante vedere con quali strategie gli abitanti del Mar Baltico riescono a convivere con un contenuto salino in perenne cambiamento.

Buona lettura

Daniel Knop







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