Sommario
EDITORIALE
LA POSTA DEI LETTORI
MAGAZIN
A COLLOQUIO CON...
LO SPECCHIO DEL WEB
RARITÀ
REPORTAGE FOTOGRAFICO
Macchie oculari.
Prof.ssa Dott.ssa Ellen Thaler e Daniel
Knop
REPORTAGE
Occhio apparente vigila.
Macchie oculari nei pescie
Prof.ssa Dott.ssa Ellen Thaler
PRATICA
Occhio o occhio apparente, questo è
il dilemma!
Prof.ssa Dott.ssa Ellen Thaler
REPORTAGE
Macchie oculari emancipate
Il callionimide marmorato (Synchiropus ocellatus)
Prof.ssa Dott.ssa Ellen Thaler
REPORTAGE
Guardami negli occhi piccola...
Quali abitanti del reef possiedono delle
macchie oculari?
Prof.ssa Dott.ssa Ellen Thaler
Daniel Knop
PANORAMICA
Gli occhi apparenti nei pesci corallini
Prof.ssa Dott.ssa Ellen Thaler
POSTER
Il gamberetto pulitore cardinale (Lysmata
debelius)
(Dott. Lutz Gohr)
VIAGGIO
Nel giardino corallino di Miri
I reef della Malaysia
Werner Fiedler
REPORTAGE
Acciaio e acqua marina
Una coppia armonica?
Jürgen Steffens
REPORTAGE
Alghe perforanti nei coralli duri
Distruttori del reef o fornitori di nutrimento?
Prof. Dott.Dietrich Schlichter
REPORTAGE
Il corallo di vetro Lophelia pertusa
Florian Graner
REPORTAGE
Organismi marini al microscopio elettronico
a scansione
Dott. Karl-Heinz Linne von Berg
OGNI INIZIO E’ FACILE
Le pagine per l’acquariofilo marino
principiante
AMBIENTE E NATURA
Troppi acquari tropicali: in pericolo l’ecosistema
corallino
Sandro Mansutti
NOVITA' DAL MERCATO
CONSIGLI E TRUCCHI
Editoriale
Dopo tutto l’occhio è soltanto
un organo visivo, e tuttavia attribuiamo a
questo “dispositivo per la percezione
degli stimoli luminosi” un significato
molto particolare. Gli occhi sono considerati
come “specchio dell’anima”
di un’altro essere umano, e per chi
li possiede una sorta di “finestra verso
il mondo”, giocando inoltre un importante
ruolo nelle conversazioni non verbali. Soprattutto
durante un contatto visivo, ci si rende conto
di essere stati avvertiti, circostanza valida
non solo per gli umani ma anche per molti
animali. Questa evenienza dà luogo
naturalmente ad una moltitudine di reazioni
dipendenti dalla situazione, come la fuga
o l’inibizione dell’aggressività.
Non deve sorprendere quindi, che nel regno
animale anche delle macchie simili ad occhi
possano provocare dei diversi modelli comportamentali
e di conseguenza i meccanismi evolutivi abbiano
contribuito a rafforzare la formazione di
questi cromatismi oculari. In taluni casi
le concentrazioni di pigmento sono state ulteriormente
sviluppate diventando addirittura dei veri
e propri segnalatori, che lampeggiano o mutano
di colore, rendendo possibili dei processi
comunicativi. Gli affascinanti processi comportamentali
che si verificano in tale maniera, non si
rivelano però spontaneamente allo spettatore;
richiedono intense e pazienti osservazioni
e una minuziosa documentazione, prima che
una specie animale sveli questi segreti. In
ogni caso, è proprio l’intensiva
osservazione che rende affascinanti i biotopi
marini, nell’acquariologia marina come
negli ambienti naturali della barriera corallina.
Ciò non si può dire soltanto
per le osservazioni comportamentali e per
altri esami scientifici, perché già
unicamente l’aspetto estetico può
costituire un legame indissolubile. Chi potrebbe
costituire un esempio migliore di una passione
illimitata per i biotopi marini se non Berta
Helena Amalie Riefenstahl, che ottenne il
suo brevetto di sub a 71 anni. Nei tre decenni
seguenti si dedicò con inesauribile
energia agli ambienti vitali degli animali
corallini. Ancora prima del centesimo compleanno
la redazione della rivista aveva programmato
una intervista con l’indiscutibile artista,
per trasmettere ai lettori la sua passione
per gli abitanti dei reef. Per ragioni di
salute si è dovuto più volte
posticipare il colloquio. La pubblicazione
dell’intervista prevista per questo
numero non potrà più verificarsi,
Leni Riefensthal è purtroppo scomparsa
qualche mese fa. Nel suo ultimo film ci ha
ammonito riguardo alla preservazione degli
ambienti marini. In generale queste esortazioni
si associano ai reef tropicali, non senza
ragione. Nel frattempo però in questo
senso i nord europei possono occuparsi dei
fatti di casa propria, dato che da poco è
noto che la pesca commerciale arreca inconsapevolmente
drammatiche distruzioni ai loro reef corallini,
la cui esistenza fino a qualche anno fa era
ancora ignota. Il pesce da alimentazione che
oggi acquistiamo congelato nei supermercati,
ha forse trascorso la sua giovinezza in uno
di quei reef di Lophelia pertusa di fronte
alle coste norvegesi. Inoltre, la sua cattura
ha probabilmente distrutto questo reef in
maniera irrecuperabile, perché le reti
a strascico tagliano cunicoli nel fragile
tetto corallino, trasformando innumerevoli
coralli in ciottoli senza vita. Un ambiente
vitale vecchio di millenni può in questo
caso essere cancellato in un arco di tempo
che, in relazione alla sua storia creativa
è paragonabile a singoli secondi al
termine di un anno. È urgente che,
ad esempio tramite l’aiuto del sommergibile
da ricerca Jago, questi ambienti vengano studiati
e che i risultati siano poi trasformati in
regolamentazioni protettive valide a livello
internazionale. La conoscenza di un ambiente
rappresenta sempre un presupposto per la sua
tutela mirata. Questo vale anche per i reef
tropicali, ad esempio in Malaysia. Sappiamo
ancora troppo poco su questa intensa rete
di comunità viventi. Più profondamente
radicato sarà il fascino per un biotopo
nella “opinione pubblica” di un
popolo, tanto maggiore sarà la volontà
degli uomini di proporre misure politiche
per la sua protezione. Ed è proprio
questo, oltre a molti altri, uno dei motivi
per la creazione della nostra rivista.
Buona
lettura
Daniel
Knop
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