Sommario
EDITORIALE
LA POSTA DEI LETTORI
MAGAZIN
A COLLOQUIO CON...
RARITÀ
REPORTAGE FOTOGRAFICO
Polpi
Alf Jacob Nilsen
REPORTAGE
La biologia dei polpi
Alf Jacob Nilseni
PRATICA
I polpi in acquario
Daniel Knop
REPORTAGE
Il mantenimento dei polpi al Museo Marino
di Stralsund
Gerd Bühring, Harald Lüdtke e
Sigrid Wewezer
PANORAMICA
Sistematica panoramica dell’ordine
Octopus
Alf Jacob Nilsen
IL POSTER
Il pesce altalena
(Taenianotus triacanthus)
Werner Fiedler
IL VIAGGIO
Il mondo in piccolo
Macrosoggetti nel Bunaken-Nationalpark
Daniel Knop
PRATICA
Sostanze nutrienti nell’acquario di
barriera, parte 5
Il ferro, un metallo di importanza vitale
Jörg Kokott
PRATICA
Contrastare gli Aiptasia nell’acquario
di barriera Parte 2
Dott. Holger Kraus e Dott. Patrick Schubert
AMERICAN REEFKEEPING PERSPECTIVES
Antony Calfo
REPORTAGE
Organismi marini al microscopio elettronico
a scansione
Dott. Karl-Heinz Linne von Berg
RITRATTI
D'ACQUARIO
Sogni infantili
Petra Barg
OGNI INIZIO E' "FACILE"
Le pagine per l’acquariofilo marino
principiante
NOVITA' DAL MERCATO
CONSIGLI E TRUCCHI
Editoriale
Hrolf Krake, il leggendario re danese del
6° secolo, potrebbe essere all’origine
del nome popolare attribuito nella lingua
tedesca all’intelligente “lumaca
nuotante”. Il re danese si circondava
di un manipolo di guerrieri scelti e particolarmente
fedeli, come il polpo è circondato
dai suoi arti pronti alla difesa. Va detto
però, che questa analogia funziona
anche in senso opposto. Una cosa certa, in
ogni caso, è la parentela dei polpi
con i cefalopodi fossili, che possedevano
un guscio allungato o sinuoso come quello
di una lumaca: gli Ortoceridi e i Ceratidi
che circa 350 milioni di anni fa popolavano
i mari del mondo. Una delle ramificazioni
di tale sviluppo portò al Nautilus,
che riuscì a sopravvivere con una più
ridotta intelligenza, perché per la
sua sicurezza si immergeva durante il giorno
a grande profondità, sfuggendo in questo
modo alla massiccia selezione dei predatori
nel reef. L’altro ramo insieme alla
seppia condusse al polpo, in grado di permanere
in questo ambiente soltanto sviluppando, per
i molluschi, una notevole intelligenza. Questi
animali attraggono l’uomo, in senso
positivo come negativo, da secoli. Io stesso
ho subito il loro fascino 18 anni fa, come
inesperto acquariofilo marino principiante.
Acquistai un piccolo polpo, allevandolo per
molto tempo. Lo osservavo con passione quando
assumeva il tipico portamento con gli apici
dei tentacoli arrotolati verso l’interno,
cercando di attirare il suo cibo preferito:
i gamberetti. Lo nutrivo sempre con le mani,
giocando con i suoi tentacoli piacevolmente,
tanto quanto faceva lui con me. A quei tempi
non esisteva o quasi qualcosa da leggere sull’acquariologia
di barriera, e solo successivamente qualcuno
mi spiegò che quel piccolo polpo con
gli anelli blu era un animale provvisto di
un veleno mortale. Questo fatto fu per me
un avvenimento decisivo, perché mi
evidenziò quanto fosse imponente la
carenza di informazioni nel mercato acquariologico.
Fortunatamente le cose sono cambiate. Dopo
la sua scomparsa, ho conservato con la formalina
il compagno dagli anelli blu, per ricordarmi
che è sempre meglio saperne di più
sugli ospiti del proprio acquario. Come appartenente
ad una associazione di acquariofili, un principiante
oggi non correrebbe questo rischio. Chi scambia
di continuo le sue idee ed esperienze con
altri che hanno lo stesso interesse, trae
un enorme profitto dal loro sapere e riesce
ad evitare gli errori più grossolani.
Negli USA le associazioni sembrano essersi
sviluppate piuttosto bene, e forse una occhiata
oltre il “grande stagno” ci potrà
offrire l’occasione di estendere il
nostro orizzonte. In particolare la posizione
dell’industria acquariologica, che gioca
oltre oceano un ruolo commercialmente portante
nella relazione con le associazioni attraverso
l’offerta dei prodotti, vale la pena
di essere presa in considerazione, perché
rende possibile alle unioni di acquariofili
un notevole avviamento. Questa circostanza
fornisce a tali gruppi una funzione determinante.
Soprattutto se si prende atto del dinamico
sviluppo che questo hobby ha evidenziato durante
gli ultimi due decenni, un “punto di
cristallizzazione” del genere sarebbe
auspicabile e molto utile. Basta pensare alla
responsabilità che abbiamo noi acquariofili
nei riguardi della conservazione degli ecosistemi
marini. Pochissimi sono a conoscenza dell’enorme
varietà di specie, esistente ad esempio
nel Sulawesi settentrionale presso il Bunaken-Nationalpark,
tanto quanto noi. Sempre di più i moderni
acquari di barriera si trasformano in uno
strumento in grado fornire ai profani una
impressione di questo mondo animale da proteggere.
Un acquario di barriera ben curato da una
associazione collocato ad esempio in un centro
commerciale, può suscitare, nella mente
delle persone che hanno a cuore l’ambiente,
molte più emozioni di un qualsiasi
documentario televisivo. Sarebbe un obiettivo
di alto valore, non solo per le associazioni
e gli acquariofili, ma anche per l’industria
acquariologica. Anche la riproduzione coordinata
e la diffusione di “organismi ad uso
acquariologico” marino che, per via
della loro specializzazione in un determinato
alimento, aiutano a risolvere dei problemi,
potrebbero trovare una collocazione tra le
attività centrali di una associazione
di acquariofili. Un gruppo di appassionati
avrebbe la capacità ad esempio di allevare
alcuni gamberetti e mantenere una popolazione
di Berghia, a disposizione di tutti i partecipanti,
la quale viene alimentata soprattutto con
gli anemoni di vetro. Sarebbe desiderabile
una collaborazione tra i singoli gruppi. Così
facendo l’interesse degli acquariofili
potrebbe essere indirizzato verso le associazioni,
contribuendo al contempo alla crescita di
questo hobby. Buona
lettura
Daniel
Knop
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