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Il
numero di questo mese
Coralli Nr.31 (Gennaio - Febbraio 2006)
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Sommario
2 EDITORIALE
3 LA POSTA DEI LETTORI
5 MAGAZIN
9 A COLLOQUIO CON…
13 RARITA’
14 REPORTAGE FOTOGRAFICO
La rete evolutiva
Daniel Knop
24 REPORTAGE
Ricordi
J. E. N. Veron
32 REPORTAGE
Collegamenti nell’evoluzione
J. E. N. Veron
43 IL POSTER
Il gamberetto simbionte imperatore
(Periclimenes imperator)
Kai Vellig
48 VIAGGIO
Mar di Celebes
Una crociera per sub dinanzi alla costa orientale
del Borneo
54 PRATICA
Riproduzione con successo del pesce mandarino
psichedelico
(Synchiropus picturatus)
60 AMERICAN REEFKEEPING PERSPECTIVES
Anthony Calfo
66 PRATICA
Uno shock da UV
Una esperienza da fare?
Prof.ssa Dott.ssa Ellen Thaler
70 RITRATTI D’ACQUARIO
Un reef norvegese
Kenneth Olsen
77 OGNI INIZIO E’ FACILE
Le pagine per l’acquariofilo marino
principiante
Daniel Knop
80 CONSIGLI E TRUCCHI
82 BIBLIOTECA
87 NOVITA’ DAL MERCATO
Editoriale
L’uomo tende ad aggrapparsi alle rappresentazioni
stabili. Il mio esempio preferito a tal riguardo
è l’astronomo Galileo Galilei,
le cui rivoluzionarie osservazioni hanno dato
supporto all’immagine del mondo copernicano
nel quale la Terra, sferica, si muove intorno
al sole, e non il sole intorno a una Terra
piatta. Nel 1614 gli insegnamenti copernicani
furono proibiti dal papa e nel 1633 si costrinse
Galileo ad abiurare questa visione del mondo.
Tutto questo mi passava per la mente mentre
mi trovavo in un albergo a Boston insieme
al tassonomo di coralli che ha descritto scientificamente,
per la prima volta, non meno del 23 % di tutti
i circa 4000 coralli duri noti al mondo, proponendogli
di usare come titolo principale delle tre
versioni linguistiche di CORALLI la sua rivoluzionaria
teoria sulla rete evolutiva dei coralli, una
realmente nuova “immagine del mondo”
da un punto di vista tassonomico. La tesi
dell’australiano Prof. John Edward Norwood
(“Charlie”) Veron non ha infatti
trovato solo fautori ma anche duri oppositori.
Con grande spontaneità “Charlie”
- questo nomignolo si rifà a Charles
Darwin e gli è stato attribuito già
durante i primi anni di scuola (“è
proprio un piccolo Darwin…”) -
mi ha offerto una gran quantità di
materiale inedito, frammenti di futuri libri
e articoli specializzati. Per ironia della
sorte si potrebbe affermare che proprio questo
“Charlie” stia limando alla base
il concetto di Charles Darwin sull’origine
delle specie, che esiste fin dalla fine del
19° secolo, contornato da un alone di
sacralità; tuttavia Veron non la mette
sostanzialmente in discussione, avanzando
dei dubbi soltanto sulla sua unicità
come forza propulsiva nell’evoluzione.
Non è possibile, invece, dubitare della
dannosità dei raggi UV, come sanno
tutti coloro che hanno già sperimentato
una scottatura solare. Che però anche
gli animali di un acquario marino possano
soffrire di una “ scottatura solare”
e che in aggiunta, in determinate condizioni,
possano venire drammaticamente danneggiati
da una lradiazione di tale lunghezza d’onda,
non è noto a tutti. In particolare
se si considera la rapidità con la
quale ciò può accadere, quando
dopo un guasto tecnico non si adottano misure
corrette. Tutto questo dimostra ancora una
volta quanto gli acquariofili marini di oggi,
insieme a nozioni sui propri animali e sulla
chimica, debbano possedere anche profonde
conoscenze di tipo tecnico. La moderna acquariologia
di barriera è incredibilmente complessa
e consente solo limitatamente una specializzazione.
Un acquariofilo marino di successo sarà
sempre un generalista esperto in molti e diversi
campi. Il tutto diventa particolarmente evidente
nella riproduzione dei pesci corallini. Un
acquariofilo con un punto di vista biologico
“allenato”, ad esempio, riesce
a riconoscere un problema nello sviluppo delle
larve, cerca di scoprirne la causa e per mezzo
di conoscenze tecniche e abilità costruttive
realizza un apparecchio in grado di risolvere
il problema, ad esempio un frullino che mantenga
fluttuanti le larve dei pesci, simulando in
tal modo una enorme quantità d’acqua.
Qualcosa di simile accade con le problematiche
inerenti il campo della chimica dell’acqua.
Sicuramente sono necessari degli specialisti
nel settore dell’acquariologia marina,
per lo studio di determinati campi di specializzazione,ma
senza i generalisti la moderna acquariologia
marina non potrebbe esistere. Soltanto attraverso
la combinazione unica tra il sapere di settori
del tutto diversi è possibile sviluppare
metodi riproduttivi per molti degli abitanti
della barriera. L’articolo sulla prima
riproduzione a livello mondiale di Synchiropus
picturatus, in questo numero di CORALLI, lo
dimostra in maniera molto evidente. Un altro
esempio è costituito, senza dubbio,
dall’allevamento di coralli che da diversi
anni viene praticato nella “città
delle automobili” americana, Detroit.
Un acquariofilo alleva, lontano dai reef corallini,
una gran massa di organismi marini, dei quali
ancora due anni fa si sosteneva impossibile
il mantenimento in acquario. Ciò non
sarebbe stato possibile unicamente attraverso
specifiche conoscenze biologiche, dato che
richiede la “simbiosi” di nozioni
in campi diversi tipica degli acquariofili
e che non si insegna in nessuna università.
Forse noi acquariofili marini dovremmo finalmente
smettere di considerarci come “profani
in biologia”, reputandoci invece degli
“esperti in acquariologia”. La
perizia che abbiamo sviluppato nel corso dei
trascorsi decenni lo prova senza ombra di
dubbio. L’acquariologia marina ha aperto
una nuova fase nello studio degli ambienti
marini, che J. E. N. Veron definisce “storica”
e che si trova solo all’inizio. Migliaia
di acquariofili si impegnano e investono tempo
e denaro per comprendere sempre meglio la
legittimità di un ecosistema di barriera
artificiale, con il risultato che questa comprensione
potrà successivamente essere utilizzata
per la conservazione degli ecosistemi naturali.
E, se si considerano le minacce sempre crescenti
che incombono sui reef corallini e la loro
distruzione, chi potrebbe mettere in dubbio
l’importanza di questo lavoro acquariologico?
Buona lettura
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