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Il
numero di questo mese
Coralli Nr.34 (Luglio-Agosto 2006)
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Sommario
2 EDITORIALE
3 LA POSTA DEI LETTORI
5 MAGAZIN
10 RARITA’
12 A COLLOQUIO CON…
16 REPORTAGE FOTOGRAFICO
Pesci Falco Frank Schneidewind
26 REPORTAGE FOTOGRAFICO
La famiglia Cirrhitidae (Pesci falco) Proff.ssa
Dott.ssa Ellen Thaler
32 PRATICA
Il mantenimento in acquario dei pesci falco
Proff.ssa Dott.ssa Ellen Thaler
34 REPORTAGE
I pesci falco della famiglia Cirrhitidae Frank
Schneidewind
42 PANORAMICA
Sistematica dei pesci falco e loro mantenimento
in acquario Frank Schneidewind
45 IL POSTER
Corallo a stella cubano (Scolymia cubensis)
Werner Fiedler
50 VIAGGIO
Nuvole sopra al paradiso - L’isola di
Vilamendhoo alle Maldive Jürgen Gries
56 REPORTAGE
“Veni, vidi, vici” Tentacoli da
combattimento e altre armi nella lotta per
il nutrimento Daniel Knop
60 AMERICAN REEF KKEPING
Anthony Calfo
64 REPORTAGE
Sostanze Nutrienti Parte II: confronti tra
acquario e reef corallino Alf Jacon Nilsen
68 REPORTAGE
La qualità ha la precedenza o “Quando
l’avarizia è troppa” Daniel
Knop
73 RITRATTI D’ACQUARIO
Orientarsi secondo natura
78 OGNI INIZIO E’ FACILE
Le pagine per l’acquariofilo marino
principiante
82 CONSIGLI E TRUCCHI
87 NOVITA’ DAL MERCATO
Editoriale
“Nuota come un pesce” è
una affermazione spesso utilizzata. Che i
pesci nuotino si tratta, in effetti, della
norma. In ogni caso taluni pesci costituiscono
una eccezione, e una di queste sono proprio
i pesci falco, perché di regola non
li si vede nuotare ma sostare. Rimanere fermi
e immobili in una posizione, da molti punti
di vista rappresenta un vantaggio. Da un lato
è difficile venire individuati dai
predatori, e dall’altro non si viene
avvistati facilmente neppure dalle proprie
prede. Infine, non si consuma di continuo
energia per il movimento del proprio corpo,
rendendo pertanto necessario meno nutrimento.
In generale, quindi, un comportamento che
garantisce molto ed è di successo,
dato che i pesci falco sono presenti in tutti
i reef tropicali dell’Indopacifico.
Ad ogni modo, un tale stile di vita può
essere vantaggioso solo per alcuni pesci predatori,
quelli da agguato che attendono la preda,
perché nel caso, ad esempio, di un’alga
non vi è necessità di confonderla
per poi aggredirla a sorpresa. Un pesce che
si ciba di vegetali, pertanto, dovrà
sviluppare altri modelli comportamentali rispetto
a quelli di un pesce falco. Questa famiglia
di predatori gode comunque anche di un altro
appellativo, quello di “guardiano dei
coralli” per via del loro tipico comportamento
che li porta ad adagiarsi su questi invertebrati.
I coralli, ad ogni modo, non hanno nessun
guardiano nonostante sostanzialmente vivano
con una continua minaccia territoriale. Per
così dire si fanno la guardia da soli.
La lotta per lo spazio vitale, per la luce
e per il nutrimento è presente tra
i coralli con tale evidenza da comportare
spesso aspri confronti per pochi centimetri
quadrati di substrato, che in alcune occasioni
cambiano di proprietà addirittura più
volte. Per questo tipo di interazione aggressiva
i coralli hanno sviluppato delle armi, che
Steven Spielberg non sarebbe stato in grado
di concepire in modo migliore per uno dei
suoi thriller fantascientifici. Se si osservano
questi confronti tra singoli coralli vicini
per un lungo periodo, più prolungato
rispetto a quanto, probabilmente, abbiamo
modo solitamente di fare nei nostri acquari,
scopriremo che si tratta in effetti di una
sorta di “comportamento”, seppure
sviluppato in un lasso di tempo per noi insolito.
Dovrebbero esistere molte meno interazioni
simili nei reef di acqua fredda dinnanzi alle
coste della Norvegia, che di recente sono
stati studiati da ricercatori norvegesi e
tedeschi. Questi reef sono in gran parte popolati
dal corallo duro Lophelia pertusa, cosicché
i confronti tra le singole specie sono qui
molto più rari. Durante la spedizione
con la nave da ricerca “Poseidon”
con a bordo anche il battiscafo “Jago”,
gli scienziati hanno scoperto colonie di coralli
più estese di quanto si fosse sino
ad ora supposto. Tutto questo ci ammonisce
ancor più affinché vengano prese
al più presto delle serie misure per
la protezione di tali ambienti marini, ad
esempio in relazione alla pesca commerciale.
In ogni caso anche i reef corallini tropicali
hanno bisogno di una adeguata protezione.
Per questa ragione sono importanti e sensate
tutte le attività globali per la standardizzazione
dei metodi praticati nell’hobby dell’acquariologia
marina. Soltanto con una onesta analisi della
situazione relativa a catture, trasporto e
mantenimento, nel commercio all’ingrosso
o al dettaglio e fino ad arrivare al nostro
acquario personale nel salotto di casa, possiamo
effettivamente stimare il problema e trovare
una soluzione. Il drammatico deterioramento
riscontrato in molti reef corallini per via
dei cambiamenti climatici globali, della pesca
eccessiva e dell’inquinamento rappresenta,
e per noi acquariofili dovrebbe costituire
un motivo sufficiente, una ragione fondamentale
per favorire tutti gli impegni e le attività
globali che possono rendere l’hobby
dell’acquariologia di barriera ambientalmente
compatibile. In tal senso possiamo contribuire
da una parte richiedendo ai nostri negozianti
animali di elevata qualità in base
a tali certificazioni, e dall’altra
esponendo, dove ci sembra opportuno, le nostre
critiche ai metodi e i concetti attualmente
utilizzati, per far maturare con il tempo
la consapevolezza della necessità che
essi vengano ottimizzati.
Buona lettura
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