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Il
numero di questo mese
Coralli Nr.37 (Gennaio-Febbraio 2007)
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Sommario
2
EDITORIALE
3 LA POSTA DEI LETTORI
5 MAGAZIN
9 MAC NEWS
10 LO SPECCHIO DEL WEB
12 RARITA’
14 REPORTAGE FOTOGRAFICO
Gorgonacei
Daniel Knop
24 REPORTAGE
Gorgonacei non simbionti
Daniel Knop
33 REPORTAGE
Gorgonacei simbionti
Dott. Dieter Brockmann
40 PRATICA
Il mantenimento in acquario dei gorgonacei
Todd Gardner
46 PANORAMICA
Gorgonacei
Daniel Knop e Dott. Dieter Brockmann
49 IL POSTER
Il pesce pagliaccio purpureo
Premnas biaculeatus
Kai Vellig
54 VIAGGIO
Raja Ampat - Il centro della biodiversità
Daniel Knop
62 PRATICA
I ghiozzi anguilla e la loro riproduzione
in acquario
Prof.ssa Dott.ssa Ellen Thaler
66 REPORTAGE
Anomalie nella livrea nei pesci angelo e nei
pesci farfalla
Dott. Horst Moosleitner
70 PRATICA
I fosfati nell’acquariologia di barriera
I valori limiti
Dott. Dieter Brockmann
76 RITRATTI D’ACQUARIO
Un reef in salotto
Iwan Lässer
81 OGNI INIZIO È FACILE
Le pagine per l’acquariofilo marino
principiante
Editoriale
I gorgonacei fanno parte di quanto più
colorato possa esistere nel reef. Rosso sangue,
giallo intenso, blu profondo, spesso con polipi
dal forte contrasto, ad esempio bianchi come
la neve, sono solo alcune delle combinazioni
cromatiche che il reef mostra grazie ai gorgonacei.
Perfino i parassiti che vivono su questi coralli
si sono talmente adattati alla loro colorazione
da essere non meno attraenti dei loro ospiti.
Dopo tutto l’uomo è sempre rimasto
affascinato dai colori, e se i gorgonacei
azooxantellati fossero ben mantenibili in
acquario, molti acquariofili li preferirebbero
senza meno ai colorati coralli duri. Con la
loro presenza, infatti, essi potrebbero ricreare
nel loro acquario una immagine ricca di colori,
quasi identica a quella naturale. Forse prima
o poi questo potrà avvenire, facendo
apparire la “passione cromatofila per
i coralli duri” un accadimento transitorio.
I coralli colorati sono esteticamente belli,
non c’è alcun dubbio. È
per questa ragione che in molti acquari di
barriera possiamo osservare delle straordinarie
raccolte di esemplari dal vistoso cromatismo,
come è spesso possibile vedere anche
in alcune pagine di CORALLI. Inoltre lo sviluppo
dei metodi acquariologici tesi al rafforzamento
della naturale pigmentazione costituisce sostanzialmente
un successo, dato che conduce ad un aumento
delle conoscenze relative ai meccanismi fisiologici
dei coralli. Questo gioco con i colori non
porta però ad un biotopo naturale,
ma piuttosto ad un qualcosa paragonabile alla
coltivazione di un giardino decorativo con
prati simili a tappeti orlati da viole gialle
e blu come pure da tulipani rossi. Sostanzialmente
in tutto ciò non c’è nulla
di male, è umano e non si tratta d’altro
che del gioco di colori fatto con i pesci
di acqua dolce, i cani o i pappagallini ondulati;
alla fine anche legittimo, fintanto che non
si confonde questa magnificenza cromatica
con la naturalezza o perfino si innalza a
misura di comparazione nell’acquariologia
di barriera. Si tratta di una via per praticare
questo hobby, una delle tante. Se il proprio
obiettivo è basato sull’estetismo
o piuttosto sulla ricerca delle relazioni
più naturali possibili tra gli animali,
è un qualcosa che ogni acquariofilo
deve decidere da se. È importante,
in ogni caso, che non si smetta mai di apprezzare
ed osservare con attenzione gli ambienti naturali
dei nostri animali da acquario, per non perdere
di vista le loro necessità. In questo
senso noi acquariofili siamo già molto
più concreti rispetto al subacqueo
medio, come ho potuto costatare durante un
viaggi a Raja Ampat. La rapidità con
la quale i subacquei si spostavano attraverso
il reef era tale da togliere il fiato, nel
vero senso della parola, perché da
un lato l’aria, per via della fatica
fisica, diventava più scarsa e dall’altro
molte possibili esperienze e osservazioni
andavano perdute. Non era quasi possibile
osservare i dettagli di quanto si vedeva.
Chi nuota con questa velocità attraverso
la barriera corallina non potrà percepire
più di colui che corre attraverso un
grande museo. Questa fretta può essere
paragonata al passaggio di un tarlo attraverso
le pagine di una enciclopedia senza che questo
abbia una idea dell’imponente sapere
che ha ingerito. Si tratta forse della differenza
più evidente tra un subacqueo ed un
acquariofilo che si immerge. Quest’ultimo
può essere lasciato in un punto qualsiasi
di un reef densamente popolato per essere
ripreso dopo un’ora: non si muoverà
da lì, ma non si annoierà neppure
per un secondo. Come equipaggiamento, oltre
all’attrezzatura subacquea avrà
bisogno nel migliore dei casi di una lente
di ingrandimento per scorgere meglio i minuscoli
e fragili coralli, le spugne, le ascidie,
i ghiozzi o i piccoli vermi. Successivamente,
ritornato sull’imbarcazione, con un
leggere sorriso sulle labbra presterà
un ascolto distratto ai racconti entusiasti
del subacqueo sui banchi di wobbegong, gli
enormi barracuda, le manta o le imponenti
murene. Hanno fatto il giro di tutta l’isola
raggiungendo i quaranta metri di profondità.
Che bellezza! Lui è stato solo ad otto
metri, standosene tutto il tempo nello stesso
punto e trovando questo pezzetto di reef,
con la sua ricchezza di specie, estremamente
affascinante. Se avesse potuto lo avrebbe
portato a casa con sé, per porlo in
un acquario e continuare ad osservarlo. Perlomeno
io mi immagino così gli acquariofili.
Forse però talvolta sono veramente
troppo romantico…
Buona lettura
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