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Il
numero di questo mese
Coralli Nr.38 (Marzo-Aprile 2007)
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Sommario
2
EDITORIALE
3 LAPOSTA DEI LETTORI
8 MAGAZIN
10 MAC NEWS
11 A COLLOQUIO CON
15 RARITA’
16 LO SPECCHIO DEL WEB
18 REPORTAGE FOTOGRAFICO
28 REPORTAGE
Pomacentridi – Condanna o benedizione?
Torsten Luther
34 REPORTAGE
I pomacentridi della famiglia Pomacentridae
Frank Schneidewind
42 PRATICA
Le castagnole verdi
Proff.ssa Dott.ssa Ellen Thaler
46 PANORAMICA
Frank Schneidewind
49 IL POSTER
Astroboa granulatus
Daniel Knop
54 Viaggio
Tea Time
Werner Fiedler
62 REPORTAGE
Parassita o simbionte
Questo è l’interrogativo
68 REPORTAGE
Una storia triste
Indina Beuche
70 REPORTAGE
Fotosintesi e formazione del calcio
Dott. Dieter Brockman
76 RITRATTI D’ACQUARIO
Lasciar fare alla natura
Les Holiday
81 OGNI INIZIO E’ FACILE
Le pagine per l’acquariofilo marino
principiante
84 NOVITA’ DAL MERCATO
Editoriale
Sono molti gli acquariofili che proprio con
i pomacentridi hanno avuto le loro prime esperienze
in acquariologia marina. Lo stesso è
accaduto anche a me, oltre due decenni fa.
La robustezza di questi pesci è straordinaria.
Dietro questa dura corazza, in ogni caso,
si cela però anche una parte tenera.
Mi ricordo in tal senso di un determinato
esemplare, una damigella gialla, che più
di 18 anni fa dovevo catturare per rimuoverla
da una vasca di 200 litri. Il pesce aveva
colonizzato una cavità all’interno
di una roccia, con due entrate, una sul davanti
e una nella parte posteriore. Mentre il piccolo
pomacentride blu-giallo stava nuotando nella
vasca, otturai l’entrata posteriore
della cavità con dell’ovatta
filtrante. Feci poi lo stesso anche con l’apertura
anteriore, perché pensavo che in questo
modo fosse più semplice catturare il
pesce in acqua libera, con un retino. Mi trovavo
davanti alla vasca quando il pesce, accorgendosi
che stava accadendo qualcosa di insolito e
non fidandosi, decise che era meglio ritirarsi
nel suo nascondiglio. Nuotò dapprima
verso l’entrata posteriore, ma la trovò
chiusa. Dopo un breve momento, durante il
quale il pesce mi parve confuso, si mosse
intorno alla grossa roccia verso la sua parte
anteriore, per nascondersi all’interno
del suo rifugio passando dall’altro
ingresso, ma anche questo era sbarrato. Nella
stessa frazione di secondo nella quale comprese
che il suo nascondiglio era diventato irraggiungibile,
esso assunse una colorazione nero pece iniziando
a vacillare nell’acqua, quindi rimase
immobile e morì. Il pesce era morto
per lo schock! Perché il suo rifugio
era stato sbarrato! Questa situazione allora
mi chiarì senza ombra di dubbio quanto
sia importante per un pesce corallino disporre
di un nascondiglio, quanto, in determinate
circostanze, può essere vulnerabile
perfino il più robusto dei pesci e
quanto la sua vita sia influenzata dai meccanismi
comportamentali, correlati alle relazioni
naturali. Nell’acquario non era presente
nessun altro pesce, neppure una minaccia che
avrebbe potuto giustificare la sua paura.
La natura, però, ha modellato il suo
comportamento come accade anche a noi umani,
quando, ad esempio, da lattanti cerchiamo
di ancorarci alla pelliccia ventrale di nostra
madre, ormai non più presente da millenni.
L’area delle possibilità di esistenza
di innumerevoli pomacentridi è più
estesa di quella di molti altri animali del
reef. Ciò non significa, ad ogni modo,
che possiamo scegliere, seppure in buona fede,
delle condizioni limite per il loro mantenimento.
Certo, anche in natura troviamo situazioni
estreme, ad esempio dei coralli in grado di
stabilirsi in Nuova Zelanda in acqua salata
sotto ad uno spesso e freddo strato di torbida
acqua dolce. Se però viene creato un
ambiente artificiale, non bisognerebbe mai
cercare di portare al limite la tolleranza
e la robustezza degli animali, come accade
ai minuscoli gamberetti Halocaridina rubra,
che talvolta vengono offerti in piccoli acquari
sferici sigillati. Sicuramente la realizzazione
di un “sistema acquario” con tali
presupposti e con cicli biochimici parzialmente
chiusi può rivelarsi interessante,
in particolare come esperimento, ma riguardo
ad un tale mantenimento di questi gamberetti
nani, che dipendono totalmente dall’instaurarsi
o meno delle condizioni ottimali nella sfera
di vetro, come acquariofili marini non possiamo
in nessun caso essere d’accordo. Questi
piccoli animali hanno in tali condizioni una
ridotta aspettativa di vita, nessuna possibilità
di riprodursi e prima o poi, dopo mesi o anni,
moriranno atrocemente per il collasso di questo
minuscolo ecosistema. La curiosità
e la sete di sapere non dovrebbero condurre
a simili risultati, ma senza eccezione ad
un mantenimento degli animali consono alla
specie cui essi appartengono e sostenuto anche
da un vero interesse per l’osservazione
della natura. In questa prospettiva vanno
visti anche quegli organismi che dagli acquariofili
vengono definiti parassiti e per una volta
non saranno rimossi dai loro coralli, ma la
loro presenza sarà considerata come
una piacevole occasione per osservarne il
comportamento, magari in una vasca tematica,
per saperne di più sui presunti “parassiti”
e sulle relazioni tra di essi e i coralli
su cui vivono. Gli effetti delle variazioni
in natura sono spesso sensibilmente più
complessi di quanto riusciamo ad immaginare.
È questa curiosità, e non la
voglia di sensazionale o delle buone strategie
di marketing, che dovrebbe portarci a mantenere
gli animali in acquario.
Buona lettura
Daniel Knop
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