Sommario
2 EDITORIALE
3 MAGAZIN
10 MAC NEWS
12 A COLLOQUIO CON…
18 REPORTAGE FOTOGRAFICO
Fluorescenza
La luminosità fredda degli animali
urticanti
Dott. Jörg Wiedenmann
26 REPORTAGE
Le sostanze fluorescenti degli animali urticanti
Dott. Jörg Wiedenmann
32 REPORTAGE
L’acquario fluorescente
Un nuovo trend nell’acquariologia
marina?
Erwin Kerkenberg
38 PRATICA
La fotografia fluorescente nell’acquario
marino
Erwin Kerkenberg
45 IL POSTER
La seppia gigante (Sepia latimanus)
Daniel Knop
50 VIAGGIO
Zanzibar - Un viaggio nel profondo blu
Werner Fiedler
56 REPORTAGE
Una riproduzione di conigli di mare presso
il Sea Life Centre Karlheinz Klein Silke
Busch e Uwe Keller
60 PRATICA
Il mantenimento in acquario delle meduse
ad ombrello
Johannes Bern
64 PRATICA
La relazione Redfield
Che cosa indica veramente?
Dott. Dieter Brockmann
68 REPORTAGE
Racconti di predazione
oppure
l’infinita storia dell’evoluzione
Proff.ssa Dott.ssa Ellen Thaler
74 REPORTAGE Gli squali: predatori predati
Dott. Danilo Rezzolla
8 OGNI INIZIO E’ FACILE
Le pagine per l’acquariofilo marino
principiante
81 NOVITA’ DAL MERCATO
Editoriale
I
ricercatori, e tra questi anche uno degli
autori del numero presente, si impegnano
intensamente nello studio della fluorescenza
nei coralli, cercando in qualche modo di
fare luce nell’oscurità. Per
l’acquariofilo risulta interessante
in particolare l’effetto estetico.
In ogni caso, però, la fluorescenza
non deve svolgere una funzione favorevole
anche per i coralli? In natura niente avviene
senza una ragione, e pertanto, al di là
di tutto il fascino degli effetti estetici
dovuti alla fluorescenza, essa a cosa serve
veramente? Contribuisce alla fotosintesi?
Se il processo fisico della fluorescenza
presenta una certa utilità, deve
comunque essere la comparsa di tale luminosità
a crearla? Si sa ancora poco su tali meccanismi,
ma ritengo supponibile che la fluorescenza,
oltre al fenomeno per noi visibile, vale
a dire quello della “luce fredda”,
in alcuni coralli determini anche altri
effetti che noi umani non siamo in grado
di riconoscere. Non sarebbe la prima volta
che un effetto collaterale sia interpretato
come principale. Un esempio è dato
dai gamberetti pistolero del genere Alpheus:
quando essi emettono il caratteristico scoppio
si è portati a credere che lo facciano
espressamente. In verità, però,
tale detonazione è un puro effetto
collaterale, perché il crostaceo
insieme ad essa produce qualcosa di completamente
diverso: un potente getto d’acqua
con il quale intimorire o perlomeno impressionare,
o forse anche danneggiare la corazza dell’aggressore
o della preda con l’enorme pressione
che in quel momento si crea. Anche nei coralli
si potrebbe supporre che l’effetto
visibile, vale a dire la fluorescenza così
affascinante per noi umani, sia un fatto
assolutamente marginale. In questo modo,
ad esempio, viene liberata energia in precedenza
assunta dalla radiazione luminosa. La fluorescenza
ha l’effetto di evitare il riscaldamento
del tessuto del corallo dovuto a parti di
radiazione luminosa che l’esemplare
in questione non è in grado di riflettere?
Questo e altri interrogativi simili possono
a prima vista sembrare privi di significato,
ma studiare la fisiologia dei coralli, in
tempi di riscaldamento globale e crescente
scomparsa dei reef corallini, non è
certo irrilevante. Per fortuna l’hobby
dell’acquariologia in questo senso
può giocare un ruolo importante,
perché ogni acquario di barriera
è, in effetti, una sorta di laboratorio
che può rivelarci qualcosa sui processi
della natura: dobbiamo soltanto osservare
con sufficiente attensione e assiduità.
Al contrario, e sicuramente, non è
un effetto collaterale estetico il gioco
cromatico delle seppie, dato che esse impiegano
la colorazione del corpo e i suoi disegni
in maniera del tutto mirata, sia per comunicare
con altri conspecifici, sia a scopo mimetico.
Può rivelarsi straordinariamente
avvincente nuotare vicino a una seppia e
seguirne le modificazione cromatiche che
permettono all’animale di fondersi
con lo sfondo. E se non vi riesce in modo
soddisfacente, allora la seppia cerca di
confondere o spaventare l’osservatore
(e potenziale predatore), ad esempio per
mezzo di bande nere in movimento che crea
sul proprio corpo, facendole muovere nella
sua direzione. Se anche questo non basta,
il cefalopode reagisce con la fuga, rilasciando
spesso una scura nuvola di inchiostro. Nel
reef corallino l’arsenale di strategie
nel perenne confronto tra prede e predatori
è imponente. I pesci istrice e i
pesci palla non confidano solo sulla loro
livrea, ma anche sulla possibilità
di gonfiarsi, rendendosi in tal modo poco
interessanti per i predatori affamati. Tragicamente,
proprio tale espediente li rende particolarmente
attraenti per qualche subacqueo. Gli antennaridi
sono in questo senso dei maestri per quanto
concerne il confondersi con lo sfondo: imitano
l’ambiente circostante con colori
e disegni in maniera talmente perfetta da
rendere necessaria moltissima esperienza
e una eccezionale capacità di osservazione
per individuarli, in mare o in acquario.
Spesso si trascorre molto tempo vicino ad
un antennaride senza notarlo, perlomeno
questo accade a noi uomini. I pesci nelle
immediate vicinanze di uno di essi, invece,
vi riescono molto più rapidamente,
come scoperto attraverso alcune osservazioni
comportamentali.
Buona
lettura
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