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  Il numero di questo mese
Coralli Nr.46 (Agosto-Settembre 2008)

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Sommario

2 EDITORIALE
3 MAGAZIN
10 MAC NEWS
12 A COLLOQUIO CON…
18 REPORTAGE FOTOGRAFICO
Fluorescenza
La luminosità fredda degli animali urticanti
Dott. Jörg Wiedenmann
26 REPORTAGE
Le sostanze fluorescenti degli animali urticanti
Dott. Jörg Wiedenmann
32 REPORTAGE
L’acquario fluorescente
Un nuovo trend nell’acquariologia marina?
Erwin Kerkenberg
38 PRATICA
La fotografia fluorescente nell’acquario marino
Erwin Kerkenberg
45 IL POSTER
La seppia gigante (Sepia latimanus)
Daniel Knop
50 VIAGGIO
Zanzibar - Un viaggio nel profondo blu
Werner Fiedler
56 REPORTAGE
Una riproduzione di conigli di mare presso il Sea Life Centre Karlheinz Klein Silke Busch e Uwe Keller
60 PRATICA
Il mantenimento in acquario delle meduse ad ombrello
Johannes Bern
64 PRATICA
La relazione Redfield
Che cosa indica veramente?
Dott. Dieter Brockmann
68 REPORTAGE
Racconti di predazione
oppure
l’infinita storia dell’evoluzione
Proff.ssa Dott.ssa Ellen Thaler
74 REPORTAGE Gli squali: predatori predati Dott. Danilo Rezzolla
8 OGNI INIZIO E’ FACILE
Le pagine per l’acquariofilo marino
principiante
81 NOVITA’ DAL MERCATO

Editoriale

I ricercatori, e tra questi anche uno degli autori del numero presente, si impegnano intensamente nello studio della fluorescenza nei coralli, cercando in qualche modo di fare luce nell’oscurità. Per l’acquariofilo risulta interessante in particolare l’effetto estetico. In ogni caso, però, la fluorescenza non deve svolgere una funzione favorevole anche per i coralli? In natura niente avviene senza una ragione, e pertanto, al di là di tutto il fascino degli effetti estetici dovuti alla fluorescenza, essa a cosa serve veramente? Contribuisce alla fotosintesi? Se il processo fisico della fluorescenza presenta una certa utilità, deve comunque essere la comparsa di tale luminosità a crearla? Si sa ancora poco su tali meccanismi, ma ritengo supponibile che la fluorescenza, oltre al fenomeno per noi visibile, vale a dire quello della “luce fredda”, in alcuni coralli determini anche altri effetti che noi umani non siamo in grado di riconoscere. Non sarebbe la prima volta che un effetto collaterale sia interpretato come principale. Un esempio è dato dai gamberetti pistolero del genere Alpheus: quando essi emettono il caratteristico scoppio si è portati a credere che lo facciano espressamente. In verità, però, tale detonazione è un puro effetto collaterale, perché il crostaceo insieme ad essa produce qualcosa di completamente diverso: un potente getto d’acqua con il quale intimorire o perlomeno impressionare, o forse anche danneggiare la corazza dell’aggressore o della preda con l’enorme pressione che in quel momento si crea. Anche nei coralli si potrebbe supporre che l’effetto visibile, vale a dire la fluorescenza così affascinante per noi umani, sia un fatto assolutamente marginale. In questo modo, ad esempio, viene liberata energia in precedenza assunta dalla radiazione luminosa. La fluorescenza ha l’effetto di evitare il riscaldamento del tessuto del corallo dovuto a parti di radiazione luminosa che l’esemplare in questione non è in grado di riflettere? Questo e altri interrogativi simili possono a prima vista sembrare privi di significato, ma studiare la fisiologia dei coralli, in tempi di riscaldamento globale e crescente scomparsa dei reef corallini, non è certo irrilevante. Per fortuna l’hobby dell’acquariologia in questo senso può giocare un ruolo importante, perché ogni acquario di barriera è, in effetti, una sorta di laboratorio che può rivelarci qualcosa sui processi della natura: dobbiamo soltanto osservare con sufficiente attensione e assiduità. Al contrario, e sicuramente, non è un effetto collaterale estetico il gioco cromatico delle seppie, dato che esse impiegano la colorazione del corpo e i suoi disegni in maniera del tutto mirata, sia per comunicare con altri conspecifici, sia a scopo mimetico. Può rivelarsi straordinariamente avvincente nuotare vicino a una seppia e seguirne le modificazione cromatiche che permettono all’animale di fondersi con lo sfondo. E se non vi riesce in modo soddisfacente, allora la seppia cerca di confondere o spaventare l’osservatore (e potenziale predatore), ad esempio per mezzo di bande nere in movimento che crea sul proprio corpo, facendole muovere nella sua direzione. Se anche questo non basta, il cefalopode reagisce con la fuga, rilasciando spesso una scura nuvola di inchiostro. Nel reef corallino l’arsenale di strategie nel perenne confronto tra prede e predatori è imponente. I pesci istrice e i pesci palla non confidano solo sulla loro livrea, ma anche sulla possibilità di gonfiarsi, rendendosi in tal modo poco interessanti per i predatori affamati. Tragicamente, proprio tale espediente li rende particolarmente attraenti per qualche subacqueo. Gli antennaridi sono in questo senso dei maestri per quanto concerne il confondersi con lo sfondo: imitano l’ambiente circostante con colori e disegni in maniera talmente perfetta da rendere necessaria moltissima esperienza e una eccezionale capacità di osservazione per individuarli, in mare o in acquario. Spesso si trascorre molto tempo vicino ad un antennaride senza notarlo, perlomeno questo accade a noi uomini. I pesci nelle immediate vicinanze di uno di essi, invece, vi riescono molto più rapidamente, come scoperto attraverso alcune osservazioni comportamentali.

Buona lettura







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